Il nuovo AI Index Report 2026 dello Stanford Institute for Human-Centered AI non va letto come l’ennesimo rapporto sugli sviluppi in materia di intelligenza artificiale ma come un segnale politico, economico e quasi costituzionale: l’intelligenza artificiale sta avanzando più rapidamente della nostra capacità di misurarla, comprenderla e governarla. Stanford lo dice chiaramente: il rapporto nasce per offrire dati rigorosi a decisori pubblici, imprese e opinione pubblica, proprio perché l’intelligenza artificiale è ormai un fenomeno troppo complesso per essere lasciato alle sole narrazioni entusiaste o catastrofiste. Il primo elemento che emerge è la velocità. Nel 2025 oltre il 90% dei modelli di frontiera è stato prodotto dall’industria; il grado di adozione aziendale dell’intelligenza artificiale ha raggiunto l’88%; quattro studenti americani su cinque – tra studenti di scuole superiori e universitari – usano strumenti di intelligenza artificiale generativa per attività legate allo studio. Inoltre l’intelligenza artificiale generativa ha raggiunto il 53% di adozione a livello di popolazione in soli tre anni, più rapidamente del personal computer e di internet. Non siamo più davanti a una tecnologia sperimentale ma a un’infrastruttura quotidiana che entra nella formazione, nel lavoro, nella ricerca, nella medicina, nella produzione e progressivamente anche nelle decisioni pubbliche e private.
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